2 mesi che non scrivo, d-u-e!
A volte non scrivo perchè non ho niente da dire. In questo caso ho il problema opposto. Davvero ci ho pensato un sacco di volte al riprendere ma...
Avrei almeno 3 altri corollari dimissioni di cui scrivere: l'ultimo stranissimo giorno con gli scatoloni in mano, l'emozione lacrimosa dei miei colleghi ma non la mia, i saluti stronzi della dirigenza, nemmeno l'ipocrisia di un "in bocca al lupo" o un "grazie di tutto", promesse di soldi ovviamente non arrivati, la festa di addio con orologio-ricordo, il distacco che fatico ancora ad avere verso certi ricordi, le 5 settimane di ferie a noia zero.
Avrei poi da raccontare l'ennesima sfiga immobiliare, che a ben guardare era probabilmente il destino mascherato da fatalità. Una casa non scelta da me, per motivi tutto sommato indipendenti da me, dove sarei andata ad abitare, sebbene con amore, per assecondare un bisogno individuale non mio, che avrebbe forse intaccato la serenità della mia vita di coppia come aveva già subdolamente fatto negli ultimi 6 mesi ma che alla fine ha pensato bene di togliersi di mezzo, seppur con gli ennesimi strascichi legali (quelli nell'intimità sono stati brillantemente risolti invece).
E poi la mia NuovaVita. Un lavoro tutto nuovo e scintillante in un ambiente sorridente, umano, stimolante. Una scelta di priorità anacronistiche, forse, a 32 anni: investire nella propria professione, anzichè nel proprio utero. Un drastico cambio di ritmi fisici e mentali che, rielaborato nei miei sogni, sta intaccando -in meglio- la percezione stessa che ho di me.
Felice, comunque.
7.9.09
15.7.09
Corollario dimissioni\5
I superiori che non si rassegnano. Mio penultimo giorno qui e continuano a buttarmi addosso robe da fare: capo attuale, ex-capo e mettiamoci anche l'amministratore delegato-forse l'unico al quale è concesso non ricordarsi esattamente fino a quando ci sono.
L'abitudine di sfruttare i collaboratori (anzi, le collaboratrici) è molto difficile da perdere, soprattutto per i manager maschi. A maggior ragione quando, visto che non mi rimpiazzerà nessuno, iniziano a sospettare che è arrivata l'ora di iniziare a lavorare per davvero perchè non c'è più la galoppina fedele, sveglia e competente a metterci sempre la pezza chiedendo in cambio solo un "brava continua così che la promozione arriva" ogni tanto.
Non so se questo loro rimanere attaccati fino all'ultimo secondo al comodissimo status quo mi fa più incazzare o tenerezza/pena. Credo la prima.
Da settimana prossima sono tutti ca**i vostri!
L'abitudine di sfruttare i collaboratori (anzi, le collaboratrici) è molto difficile da perdere, soprattutto per i manager maschi. A maggior ragione quando, visto che non mi rimpiazzerà nessuno, iniziano a sospettare che è arrivata l'ora di iniziare a lavorare per davvero perchè non c'è più la galoppina fedele, sveglia e competente a metterci sempre la pezza chiedendo in cambio solo un "brava continua così che la promozione arriva" ogni tanto.
Non so se questo loro rimanere attaccati fino all'ultimo secondo al comodissimo status quo mi fa più incazzare o tenerezza/pena. Credo la prima.
Da settimana prossima sono tutti ca**i vostri!
6.7.09
Corollario dimissioni\4
In ogni posto di lavoro ce n'è una. La Grandissima Stronza.
Quella che ha sempre una parola acida per tutti.
Quella che anche fisicamente esprime tutta la sua secchezza emotiva: capelli di scopa di saggina, occhi di ratto, minigonna giropassera (cmq lei si crede figa).
Quella che ti sorride plasticamente davanti e poi ti fa il verso con chiunque alle spalle.
Quella che pur di salvare il suo culetto avvizzito in ogni situazione racconta versioni molto personalizzate della realtà.
Quella che, per poca autostima e molto poca (e comprensibilissima) disponibilità maschile, si struscia addosso qualsiasi protuberanza.
Quando il personaggio ricopre ruoli normali o secondari la situazione può essere gestibile.
Quando LEI invece, per ragioni -completamente e al di là di qualsiasi ragionevole dubbio- diverse dal merito intellettuale e professionale, è il n. 2 dell'azienda, e TU sei donna, magari minimamente intelligente (quindi più di lei) e/o minimamente carina (quindi molto più di lei), è certo che la tua vita lavorativa sarà Un Inferno. E anche il tuo preavviso di dimissioni non sarà una passeggiata...può lasciarsi sfuggire l'Ultima Occasione per Abusare del Suo Potere su di te?
Se c'è davvero una giustizia divina o quantomeno sociale e collettiva, per quello che ho passato in questi 4 anni, nel nuovo lavoro la Grandissima Stronza può essere al massimo la signora delle pulizie.
Quella che ha sempre una parola acida per tutti.
Quella che anche fisicamente esprime tutta la sua secchezza emotiva: capelli di scopa di saggina, occhi di ratto, minigonna giropassera (cmq lei si crede figa).
Quella che ti sorride plasticamente davanti e poi ti fa il verso con chiunque alle spalle.
Quella che pur di salvare il suo culetto avvizzito in ogni situazione racconta versioni molto personalizzate della realtà.
Quella che, per poca autostima e molto poca (e comprensibilissima) disponibilità maschile, si struscia addosso qualsiasi protuberanza.
Quando il personaggio ricopre ruoli normali o secondari la situazione può essere gestibile.
Quando LEI invece, per ragioni -completamente e al di là di qualsiasi ragionevole dubbio- diverse dal merito intellettuale e professionale, è il n. 2 dell'azienda, e TU sei donna, magari minimamente intelligente (quindi più di lei) e/o minimamente carina (quindi molto più di lei), è certo che la tua vita lavorativa sarà Un Inferno. E anche il tuo preavviso di dimissioni non sarà una passeggiata...può lasciarsi sfuggire l'Ultima Occasione per Abusare del Suo Potere su di te?
Se c'è davvero una giustizia divina o quantomeno sociale e collettiva, per quello che ho passato in questi 4 anni, nel nuovo lavoro la Grandissima Stronza può essere al massimo la signora delle pulizie.
2.7.09
Corollario dimissioni\3
Ho mandato una mail a tutti i miei contatti esterni per avvisare di cancellare tutti i riferimenti, ma senza dire a chi si potranno rivolgere in futuro perchè questa azienda, a 1 settimana dalle mie dimissioni, non ha minimente deciso chi si accollerà le mie attività.
Ho ricevuto molte risposte, più numerose e con un tono più cordiale e riconoscente di quanto mi aspettassi.
Ovvio, c'è una tara data dal buonismo della circostanza, però è proprio bello leggere ringraziamenti per la collaborazione e affermazioni di stima, ricordi di progetti e successi raggiunti insieme.
Poi è evidente che, quando uno se ne va, come quando uno muore, diventa immediatamente più bravo/buono/bello rispetto al giorno prima e rispetto a quelli che rimangono.
Ho ricevuto molte risposte, più numerose e con un tono più cordiale e riconoscente di quanto mi aspettassi.
Ovvio, c'è una tara data dal buonismo della circostanza, però è proprio bello leggere ringraziamenti per la collaborazione e affermazioni di stima, ricordi di progetti e successi raggiunti insieme.
Poi è evidente che, quando uno se ne va, come quando uno muore, diventa immediatamente più bravo/buono/bello rispetto al giorno prima e rispetto a quelli che rimangono.
1.7.09
Corollario dimissioni\2
La mail di saluto aziendale: un pensiero ricorrente di questi giorni. Una formalità rischiosa, un'opportunità insidiosa, qualcosa che si può scegliere di non fare?
Tutto dipende da come te ne vai. Però mi solletica l'idea di provocare, di spezzare la catena di mail buoniste e melense di predecessori che si sperticano in aggettivi iperbolici nel descrivere la meravigliosa esperienza vissuta nell'azienda che, particolare insignificante, stanno lasciando.
Una cosa alla Jerry Maguire sarebbe più nel mio stile....
Tutto dipende da come te ne vai. Però mi solletica l'idea di provocare, di spezzare la catena di mail buoniste e melense di predecessori che si sperticano in aggettivi iperbolici nel descrivere la meravigliosa esperienza vissuta nell'azienda che, particolare insignificante, stanno lasciando.
Una cosa alla Jerry Maguire sarebbe più nel mio stile....
Corollario dimissioni\1
Com'è possibile non pensare "non vedo l'ora di andarmene e non tornare più in questo posto di merda"????
...forse solo se non dai neanche un giorno di preavviso...
...forse solo se non dai neanche un giorno di preavviso...
29.6.09
Ora ho chiuso quella più grossa...
Volenti o nolenti, consapevoli o no, il lavoro costituisce una grossa fetta delle nostre vite ma influisce anche davvero pesantemente sulla percezione del sè.
Essere soddisfatti sul lavoro, economicamente o professionalmente, ci fa sentire bene, delle persone arrivate, in qualche modo risolte perchè confermate dall'ambiente lavorativo.
Allo stesso modo, essere frustrati dal proprio lavoro ci distrugge l'autostima, ci fa sentire il bisogno, per contrasto, di dimostrare ancora di più il nostro valore, di metterci tutto noi stessi, di fare di tutto per far capire quanto siamo bravi.
Almeno io funziono abbastanza così.
In ciascuno dei due casi, togliere il nostro lavoro dalla nostra vita e spazio mentale è disorientante, spiazza, ti fa pensare: e adesso??
Questo perchè tendiamo molto spesso a identificarci con quello che facciamo, anzichè con ciò che davvero siamo, il fare è molto più visibile e concreto dell'essere e per comodità ci autodefiniamo "un'insegnante", "un consulente", "un'impiegata", "un'insegnante di yoga". Tolto il fare, quindi, un po' di vuoto ci si apre sotto i piedi.
Tutto questo per dire che da qualche mese cercavo abbastanza assiduamente lavoro e nella mia mente avevo già deciso di cambiare. Peccato che nel momento in cui ho davvero firmato mi sono tremate le gambe: ma chi me lo fa fare, sono comoda, alla fine chi se ne frega della carriera, ma chissà se di là sarà meglio...
Paura. Caga pura. Cambiare, mettersi alla prova, soprattutto dopo quasi 5 anni nello stesso posto. Un po' come la sindrome di Stoccolma rivaluti i pregi e sminuisci i difetti del posto che stai per lasciare.
Grazie al cielo la paura è risultata inferiore all'adrenalina del scegliere per crescere, per scoprire cose nuove di me, per imparare e non spegnermi.
Ho dato le dimissioni.
La cosa più curiosa di questa situazione è la varietà di reazioni alla notizia -per un'azienda medio-piccola e pettegola comunque un ghiotto scoop-:
Sorpresa/o
Ma davvero??? e come mai??
Misto-finto-triste
Ah cavoli...mi dispiace...però sono contenta/o per te...
Altruista
Che bello! congratulazioni! sono contenta/o per te!
Invidiosa/o
Variante A: Ah beh, vai a Milano...che sbattimento...
Variante B: Beata te!
Soddisfazioni
Mi dispiace che te ne vai perchè ti stimo davvero come collega...
Mi sento un po' come l'elefante della famosa storiella: da cucciolo vieni legato a un palo con una corda. La corda negli anni è sempre la stessa ma tu sei diventato 10 volte tanto e potresti spezzarla in un niente ma non lo fai solo perchè sei sicuro che sia inevitabile.
Il fatto che abbia semplicemente detto "Basta", per qualcuno ha dell'incredibile...lo trovo curioso, no?
Essere soddisfatti sul lavoro, economicamente o professionalmente, ci fa sentire bene, delle persone arrivate, in qualche modo risolte perchè confermate dall'ambiente lavorativo.
Allo stesso modo, essere frustrati dal proprio lavoro ci distrugge l'autostima, ci fa sentire il bisogno, per contrasto, di dimostrare ancora di più il nostro valore, di metterci tutto noi stessi, di fare di tutto per far capire quanto siamo bravi.
Almeno io funziono abbastanza così.
In ciascuno dei due casi, togliere il nostro lavoro dalla nostra vita e spazio mentale è disorientante, spiazza, ti fa pensare: e adesso??
Questo perchè tendiamo molto spesso a identificarci con quello che facciamo, anzichè con ciò che davvero siamo, il fare è molto più visibile e concreto dell'essere e per comodità ci autodefiniamo "un'insegnante", "un consulente", "un'impiegata", "un'insegnante di yoga". Tolto il fare, quindi, un po' di vuoto ci si apre sotto i piedi.
Tutto questo per dire che da qualche mese cercavo abbastanza assiduamente lavoro e nella mia mente avevo già deciso di cambiare. Peccato che nel momento in cui ho davvero firmato mi sono tremate le gambe: ma chi me lo fa fare, sono comoda, alla fine chi se ne frega della carriera, ma chissà se di là sarà meglio...
Paura. Caga pura. Cambiare, mettersi alla prova, soprattutto dopo quasi 5 anni nello stesso posto. Un po' come la sindrome di Stoccolma rivaluti i pregi e sminuisci i difetti del posto che stai per lasciare.
Grazie al cielo la paura è risultata inferiore all'adrenalina del scegliere per crescere, per scoprire cose nuove di me, per imparare e non spegnermi.
Ho dato le dimissioni.
La cosa più curiosa di questa situazione è la varietà di reazioni alla notizia -per un'azienda medio-piccola e pettegola comunque un ghiotto scoop-:
Sorpresa/o
Ma davvero??? e come mai??
Misto-finto-triste
Ah cavoli...mi dispiace...però sono contenta/o per te...
Altruista
Che bello! congratulazioni! sono contenta/o per te!
Invidiosa/o
Variante A: Ah beh, vai a Milano...che sbattimento...
Variante B: Beata te!
Soddisfazioni
Mi dispiace che te ne vai perchè ti stimo davvero come collega...
Mi sento un po' come l'elefante della famosa storiella: da cucciolo vieni legato a un palo con una corda. La corda negli anni è sempre la stessa ma tu sei diventato 10 volte tanto e potresti spezzarla in un niente ma non lo fai solo perchè sei sicuro che sia inevitabile.
Il fatto che abbia semplicemente detto "Basta", per qualcuno ha dell'incredibile...lo trovo curioso, no?
25.6.09
Sono svolte
Ma certo!! Ora è tutto chiaro!!
Ho consapevolizzato mentre completavo la mia libreria su Anobii che all'età di 10 anni ho iniziato a leggere i fumetti di Mafalda diventandone una fan assoluta!
Ecco da dove arriva tutto il mio idealismo e la mia incazzatura col mondo!
Ho consapevolizzato mentre completavo la mia libreria su Anobii che all'età di 10 anni ho iniziato a leggere i fumetti di Mafalda diventandone una fan assoluta!
Ecco da dove arriva tutto il mio idealismo e la mia incazzatura col mondo!
Chiusa un'altra parentesi
Ieri sera ultima lezione del mio corso di yoga, fare un bilancio è abbastanza scontato.
Sono grata per aver avuto la possibilità di farlo. E' impareggiabile la soddisfazione di sentirsi dire che grazie alle mie lezioni:
"non ho più quel mal di schiena"
"adesso arrivo quasi a toccarmi le caviglie!"
"all'inizio dell'anno non riuscivo nemmeno a stare seduto nella posizione del loto"
"le insegnanti di mia figlia dicono che ha cambiato portamento da quando fa yoga ed è anche molto meno timida"
Nessuno stipendio, nessun ruolo manageriale, nessun risultato professionale, credo, mi darà mai la consapevolezza di aver fatto qualcosa di così utile e buono, che davvero fa stare meglio le persone, che davvero fa cambiare qualcosa, seppur piccola.
Alla richiesta di ricominciare subito a settembre io ho dovuto rispondere che con la mia nuova prossima vita non posso prendere impegni, non ho idea di come sarà e se avrò spazio per insegnare ancora.
Anche se non lo farò più, comunque, sono e sarò davvero riconoscente di quello che è stato quest'anno. E coltivare la gratitudine aiuta a essere più felici, giuro.
Sono grata per aver avuto la possibilità di farlo. E' impareggiabile la soddisfazione di sentirsi dire che grazie alle mie lezioni:
"non ho più quel mal di schiena"
"adesso arrivo quasi a toccarmi le caviglie!"
"all'inizio dell'anno non riuscivo nemmeno a stare seduto nella posizione del loto"
"le insegnanti di mia figlia dicono che ha cambiato portamento da quando fa yoga ed è anche molto meno timida"
Nessuno stipendio, nessun ruolo manageriale, nessun risultato professionale, credo, mi darà mai la consapevolezza di aver fatto qualcosa di così utile e buono, che davvero fa stare meglio le persone, che davvero fa cambiare qualcosa, seppur piccola.
Alla richiesta di ricominciare subito a settembre io ho dovuto rispondere che con la mia nuova prossima vita non posso prendere impegni, non ho idea di come sarà e se avrò spazio per insegnare ancora.
Anche se non lo farò più, comunque, sono e sarò davvero riconoscente di quello che è stato quest'anno. E coltivare la gratitudine aiuta a essere più felici, giuro.
24.6.09
L'attesa della liberazione
Quando hai una roba che vorresti urlare ai quattro venti e non puoi,
quando vorresti spaccare tutte le catene ma devi subire ancora un po' di schiavitù,
quando vorresti fare la linguaccia a tutte le persone che incontri e dire "io sono un filo più libera di voi adesso!!" ma non è ancora il momento,
come fa a non venirti un blocco alla gola??
quando vorresti spaccare tutte le catene ma devi subire ancora un po' di schiavitù,
quando vorresti fare la linguaccia a tutte le persone che incontri e dire "io sono un filo più libera di voi adesso!!" ma non è ancora il momento,
come fa a non venirti un blocco alla gola??
16.6.09
Anahata
Stasera la DonnaElfo mi ha fatto riflettere sul concetto di parlare col cuore (oddio, suona molto Tamaro detta così...).
Il discorso era centrato su litigate, soprusi, frustrazioni subite e inflitte di questo periodo.
In effetti quando si parla col cuore l'interlocutore viene disarmato, dalla cattiveria, dalla smania di potere, dalla volontà di infliggere dolore. Mentre ero in macchina riflettevo sul perchè questo succeda.
Forse quello che accade quando una ti persona parla senza maschere, senza urla, senza la "mente", con la propria consapevolezza, è la semplice messa in atto della più potente arma di persuasione e di armonia esistente al mondo: l'esempio.
Quando ti trovi di fronte qualcuno che è ferito, che soffre, che affronta però dolore e ferite con consapevolezza, accettazione e senza picchi emotivi, non ti può venire voglia di infierire. Forse perchè sai che prima o poi toccherà anche a te e, quando accadrà, sarà bello avere di fronte qualcuno disarmato quanto te.
Vuoi rispetto dalla persona con la quale litighi, inizia tu a rispettarla.
Vuoi accettazione, accetta tu per primo.
Funziona proprio perchè invece siamo tutti programmati per dare SOLO DOPO aver ricevuto ciò per il quale urliamo.
Per essere sinceri davvero quando si parla con il cuore, però, bisogna che si sia in contatto con sè stessi. E questo non significa sentire le stilettate di rabbia, significa dire "bene, in questo momento sono veramente arrabbiato". C'è differenza.
E non significa neanche inghiottire i sentimenti negativi nel nome dell'apparenza, tra l'altro ci si fa male alla salute!
Parlare col cuore significa, innanzitutto, non tradire sè stessi.
Il discorso era centrato su litigate, soprusi, frustrazioni subite e inflitte di questo periodo.
In effetti quando si parla col cuore l'interlocutore viene disarmato, dalla cattiveria, dalla smania di potere, dalla volontà di infliggere dolore. Mentre ero in macchina riflettevo sul perchè questo succeda.
Forse quello che accade quando una ti persona parla senza maschere, senza urla, senza la "mente", con la propria consapevolezza, è la semplice messa in atto della più potente arma di persuasione e di armonia esistente al mondo: l'esempio.
Quando ti trovi di fronte qualcuno che è ferito, che soffre, che affronta però dolore e ferite con consapevolezza, accettazione e senza picchi emotivi, non ti può venire voglia di infierire. Forse perchè sai che prima o poi toccherà anche a te e, quando accadrà, sarà bello avere di fronte qualcuno disarmato quanto te.
Vuoi rispetto dalla persona con la quale litighi, inizia tu a rispettarla.
Vuoi accettazione, accetta tu per primo.
Funziona proprio perchè invece siamo tutti programmati per dare SOLO DOPO aver ricevuto ciò per il quale urliamo.
Per essere sinceri davvero quando si parla con il cuore, però, bisogna che si sia in contatto con sè stessi. E questo non significa sentire le stilettate di rabbia, significa dire "bene, in questo momento sono veramente arrabbiato". C'è differenza.
E non significa neanche inghiottire i sentimenti negativi nel nome dell'apparenza, tra l'altro ci si fa male alla salute!
Parlare col cuore significa, innanzitutto, non tradire sè stessi.
10.6.09
Visto 8 volte almeno
Yesterday is history,
tomorrow is a mystery,
but today is a gift.
That is why it is called the "present".
Oogway, Kung Fu Panda
7.6.09
On the Edge
Che in questo momento davvero tutto possa succedere (cambio lavoro-cambio casa-anzi non cambio lavoro-vendo casa o l'affitto, un bambino, ecc), sebbene mi faccia paura, è in realtà qualcosa di cui essere riconoscenti.
Quanta gente prova questa sensazione e quanto spesso?
Quanta gente prova questa sensazione e quanto spesso?
28.5.09
Giovedì
Il giovedì sera mollo tutto dopo 4 giorni di impegni e doveri (che siano cercati e piacevoli è ininfluente): lunedì faccio l'allieva, martedì preparo le lezioni, mercoledì tengo lezione, giovedì ne tengo un'altra (gente diversa, yoga diverso).
Arrivo a casa a quest'ora, mangio sola -come tendenzialmente l'80% dei miei giovedì ma in realtà della mia vita non-festiva- all'ora del nulla televisivo, brevi lampi di attività domestica, divano-->letto.
Domani torna il fidanzato, inizia il week-end, si ricomincia la vita di coppia.
Espiro lentamente e profondamente, e lascio andare il pensiero e la sensazione di sentirmi sola.
Arrivo a casa a quest'ora, mangio sola -come tendenzialmente l'80% dei miei giovedì ma in realtà della mia vita non-festiva- all'ora del nulla televisivo, brevi lampi di attività domestica, divano-->letto.
Domani torna il fidanzato, inizia il week-end, si ricomincia la vita di coppia.
Espiro lentamente e profondamente, e lascio andare il pensiero e la sensazione di sentirmi sola.
22.5.09
Know your enemy
Lunedì: yoga.
Mercoledì: naturopata + yoga
Giovedì: yoga.
Venerdì: osteopata (sì, ancora massaggio alle ovaie&C.).
Sabato: trattamento shiatzu.
Fiori di bach a pioggia.
Tutta pre-tattica. Settimana prossima si negozia seriamente.
Mercoledì: naturopata + yoga
Giovedì: yoga.
Venerdì: osteopata (sì, ancora massaggio alle ovaie&C.).
Sabato: trattamento shiatzu.
Fiori di bach a pioggia.
Tutta pre-tattica. Settimana prossima si negozia seriamente.
18.5.09
Sfumature
Quanto è sfumato il confine tra casino da risolvere e opportunità. Lo sento proprio.
Fino a ieri vedevo solo il problema. Da oggi invece vedo la figata di tutta questa storia: soldi, libertà, futuro da costruire, tempo per pensare e decidere.
Fino a ieri vedevo solo il problema. Da oggi invece vedo la figata di tutta questa storia: soldi, libertà, futuro da costruire, tempo per pensare e decidere.
15.5.09
Serate così
Inizi con una. Pensi che sia una cosa controllabile. Ne assapori il gusto e gli effetti. Poi ci prendi gusto...inizi a pensare che la seconda non può farti che bene. Però poi finisce subito e allora racconti a te stesso che tre poi non sono così tante. Ma ormai ci sei dentro, ne vuoi di più, ne hai bisogno. E ti trovi a vederne 6 di fila...
Mannaggia a quando mi sono fatta dare tutte le dieci serie di Friends.
;)
Mannaggia a quando mi sono fatta dare tutte le dieci serie di Friends.
;)
6.5.09
Cose che fanno pensare
Un'ora a fare l'insegnante di yoga mi dà più soddisfazioni umane di un anno di lavoro.
Gioisco del fatto che la mia rata del mutuo è dimezzata e che mancano 3 rate alla fine del finanziamento della macchina.
Il mio osteopata oggi ha massaggiato le mie ovaie per 45 minuti.
Gioisco del fatto che la mia rata del mutuo è dimezzata e che mancano 3 rate alla fine del finanziamento della macchina.
Il mio osteopata oggi ha massaggiato le mie ovaie per 45 minuti.
4.5.09
Anyway
Mi rendo conto che è tardi, davvero tardi, per non sapere ancora di preciso cosa voglio e in quale ordine.
Pieces of Me
Rob Brezny (incredibile…ho passato lo scorso weekend nel posto dove sto meglio al mondo, casa mia in Sardegna):
Mia zia:
Mia nonna:
Il mio meraviglioso convivente:
“È il momento ideale per dedicare cure e attenzioni alla tua "casa lontano da casa", cioè quel posto in cui ti senti più a tuo agio su questa terra dopo casa tua. Valorizza questo punto di forza alternativo, Vergine. Aggiungi un tocco di eleganza all'ambiente. Fa' sapere alle persone che si trovano lì quanto sono importanti per te. E se non hai ancora un rifugio simile, ti consiglio di cercarlo. Hai bisogno dello stimolo piacevole che nasce quando si va da un posto sicuro a un altro.”
Mia zia:
“Se vuoi un figlio, e sei sicura che lo vuoi, perché non fare anche dei calcoli di opportunità? Se tanto quel lavoro non ti dà più nessuna soddisfazione, stare in maternità non è un’idea così fuori luogo…”
Mia nonna:
“Fai quello che vuoi ma ti devi sposare in chiesa, ci vuole la benedizione per fare andare bene le cose!”
Il mio meraviglioso convivente:
“Ci sistemiamo con la casa nuova e poi fissiamo delle date e delle priorità…”
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